giovedì 6 dicembre 2012

La grazia sufficiente di Giancarlo Micheli


--> La grazia sufficiente di Giancarlo Micheli affronta un viaggio narrativo al tempo dei primi contatti tra le culture occidentale e orientale, alla ricerca di una vita umana e sensibile, equanime e felice nei limiti della necessità. Una fuga dell'Europa del cinquecento devastata dai conflitti religiosi e dal potere monocratico del medioevo giapponese. Una navigazione lungo le contraddizioni della storia, orientata, sotto le costellazioni delle differenze, verso il congiungimento dell'azione alla memoria, del desiderio alla realtà.

giovedì 15 novembre 2012

Come se niente fosse di Letizia Muratori







 

Sono pagine che si fanno leggere d’un fiato, grazie alla suspense. Sappiamo che è accaduto qualcosa, che la protagonista ha vissuto un trauma, ma lo tiene segreto. Per scoprirlo tocca sfogliare. Così è la vita: necessita di un tempo di lettura prima di dispiegare il suo significato. Quel che è importante sapere è che «i segreti non li capisci mai a pieno finché non li riveli. Credi di possederli, ma quando li sveli diventano un’altra cosa, si trasformano». Sono le sette
di sera, Letizia Muratori è negli uffici dell’Adelphi a Milano, l’editore di Come se niente fosse. Accende una sigaretta dietro l’altra, ed è felice di parlare proprio qui del suo ultimo libro, il sesto, nel quale uno dei temi centrali è la lettura: i personaggi si riuniscono a Villa Gunther, a leggere i manoscritti inviati dagli aspiranti scrittori alla casa editrice, proprio come quelli che si trovano ora sulla scrivania accanto a lei.

lunedì 12 novembre 2012

L'Anopheles di Giovanni Savignano

 
INTRODUZIONE
Ci sono la storia e l’attualità inerenti il mondo della sanità, l’attenzione per i particolari e le statistiche, in questo libro, intenso lavoro di ricerca di Giovanni Savignano, un medico-scrittore con la passione per il proprio mestiere e il desiderio di rendere noti, anche a non addetti ai lavori, le vicende che nei secoli hanno portato al sistema sanitario attuale. È un viaggio nel tessuto più profondo della rete di connessioni che gravitano intorno al concetto di “salute”, dagli aspetti storico-sociali a quelli economici fino ad arrivare alle normative e alle riforme che si sono succedute in tanti anni di cambi al potere. Se così troviamo da un lato riferimenti al costume e alla società di un tempo, addirittura a partire dagli Stati pre-unitari, dall’altro incuriosisce il particolareggiato excursus della storia dei Ministeri, della ricerca e dell’evoluzione delle strutture, ospedali e centri di studio, preposti al benessere e alla cura delle malattie. Non è solo un testo per tecnici e per studenti ma anche per i lettori curiosi, spinti dalla volontà di scoprire una fetta importante della nostra storia italiana, quella che riguarda la sanità, appunto. È la storia di ognuno di noi, dopotutto, inevitabilmente costretti, nella vita, a fare i conti con la salute, quello “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia” così come è definita nella Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, agenzia dell’ONU istituita nel 1948 con l’obiettivo di operare per far raggiungere a tutte le popolazioni il livello di salute più elevato possibile.
Appare a noi ora impressionante il quadro che il libro tratteggia sullo stato di salute dei primi anni dell’Ottocento, quando in un clima dominato da povertà e carestia, facile posto trovavano malattie endemiche e contagiose. Una realtà, certo lontana, ma parte indelebile del nostro passato. Al lettore è implicitamente chiesto di immaginare, a colori, l’epoca in cui vi era una forte disparità fra le abitazioni in città e quelle nelle zone rurali, dove mancavano i più elementari servizi igienici. Il ritratto che emerge è quello di una Penisola pre-unitaria con forti disparità tra le regioni, un alto tasso di mortalità e l’incidenza di malattie endemiche ed epidemiche soprattutto tra gli strati più poveri della popolazione. Nello stesso tempo inizia la corsa ai primi vaccini e l’evoluzione degli strumenti di indagine e delle tecniche chirurgiche apre i primi spiragli di luce. In questo contesto, fatto di primi timidi approcci a una scienza vera e propria, spiccano, contrapposte, le figure del medico-fisico e del cerusico mentre il salasso fatica a uscire di scena e lo stetoscopio si fa spazio in ritardo rispetto ad altri Paesi.
Il libro tratteggia così anche la lenta affermazione dell’immagine professionale del medico e l’ancor più pigra evoluzione dei concetti di sanità pubblica, pubblica assistenza e sicurezza sanitaria. Non poteva mancare certo un accenno alle stesse strutture ospedaliere, prima centri di raccolta per ogni tipo di bisogno, tra cui accoglienza e carità.
L’autore accompagna il lettore, esperto o meno in materia, in un viaggio tra i vari Regni, ognuno depositario di un determinato livello di organizzazione sanitaria. Si scopre così che fu il Granducato di Toscana a meritarsi il podio più alto in tema di servizi sanitari.
Con l’Unità d’Italia, che l’autore introduce con riferimenti alla situazione sociale ed economica, la salute degli italiani è ancora insidiata da malattie infettive e malanni dovuti a carenze di vitamine. In agguato il colera, la febbre tifoidea, la salmonellosi, il vaiolo, la difterite, il tetano e il gozzo endemico. Ancora alta la mortalità infantile. È il tempo della larga diffusione delle Opere Pie e del tentativo di uniformare, per la prima volta, in tutto il territorio peninsulare, la legislazione in materia di assistenza sanitaria e ospedaliera. Ospedali, case di riposo e opere pie ricevono il grande abbraccio della nuova Italia: da enti privati vengono trasformati in Istituti pubblici di assistenza e beneficenza. Lo scenario sta cambiando ma è ancora troppo presto per delineare un quadro confortante di soccorso al malato. Alla promulgazione di nuove leggi in materia si affianca il rinnovamento della didattica nelle facoltà di medicina.
Ricche di dettagli, le pagine proseguono nella descrizione delle politiche sanitarie in età fascista, tra cui la creazione delle casse mutue, l’attenzione alla maternità e all’infanzia, la lotta alla tubercolosi e la costruzione di nuovi centri sanatoriali.
Con la Costituzione della Repubblica italiana nuovi, perentori, concetti si affacciano in tema di welfare: l’individuo come cittadino vanta nei confronti dello Stato un vero e proprio diritto soggettivo alla tutela della propria salute intesa non solo come bene personale, ma anche come bene dell’intera collettività che ha bisogno della salute di tutti i suoi componenti per meglio crescere ed affermare i propri valori. Nel 1958, con la legge n. 259, viene istituito il Ministero della Sanità, scorporato da Ministero degli Interni. Il primo titolare del dicastero fu Vincenzo Monaldi. Ancora non si può parlare tuttavia di una vera e propria rete di assistenza e sicurezza socio-sanitaria. Nel frattempo la qualità della vita migliora, si parla di miracolo economico e si raggiungono nuovi traguardi nel campo della scienza medica.
Nel 1968, con la legge n. 132 (cosiddetta legge Mariotti, dal nome del ministro Luigi Mariotti), arriva la riforma del sistema degli ospedali, fino ad allora per lo più gestiti da enti di assistenza e beneficenza. La competenza della programmazione ospedaliera passa alle Regioni e viene costituito il Fondo nazionale ospedaliero.
Quali premesse per una vera riforma sanitaria, si inseriscono le norme contenute nella legge n.386 del 1974: l’estinzione dei debiti degli enti mutualistici nei confronti degli ospedali, l’istituzione del Fondo sanitario per l’assistenza ospedaliera, il trasferimento alle Regioni dei compiti di assistenza ospedaliera,lo scioglimento dei consigli di amministrazione degli enti mutualistici sostituiti da gestioni commissariali.
Il passaggio a una sanità universale e garantista arriva nel 1978, quando con la legge n. 833, viene istituito il Servizio sanitario nazionale. Viene finalmente data attuazione così all’art. 32 della Costituzione che sancisce il diritto alla salute di tutti gli individui.
“Seppur moderna e figlia di uno Stato civile, la riforma è il frutto di un compromesso tra le forze politiche e i bisogni della popolazione rivendicati in un decennio di lotta” precisa l’autore che, nel contempo, ricostruisce gli scenari di altri importanti cambiamenti: la legge sull’aborto, la chiusura dei manicomi e l’assistenza agli anziani.
Tra luci e ombre, sempre contestualizzando il periodo storico, il medico-scrittore accompagna il lettore dietro le quinte del nuovo sistema sanitario, “il cui spirito riformatore venne spesso tradito per il cattivo funzionamento di molte Usl e per gli episodi di lottizzazione verificatisi in questi organismi”. Mentre imperversa il dibattito tra sostenitori e detrattori della legge 883, viene avanti un altro concetto: Mala-Sanità. Da qui in poi il viaggio nel mondo della salute, disciplinata dall’ordinamento nazionale, continua tra descrizioni di fatti e “misfatti”, nuove leggi e l’avvicendarsi di ministri competenti in materia con idee spesso contrastanti in tema di spesa sanitaria. Entrano di scena alcuni temi delicati come l’interruzione di gravidanza e l’eutanasia. Lo stesso nome del dicastero si trasforma: da Ministero della Sanità, nome assunto nel 1958, diviene Ministero della Salute nel 2001 con una breve parentesi negli anni 2008-2009 quando venne fuso con il ministero del Lavoro e prese il nome di Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.
Con uno sguardo anche agli interventi più recenti, come il “Libro verde” del ministro Padoa-Schioppa e il “Libro bianco” del ministro Sacconi. L’autore si sofferma puntigliosamente su alcuni temi centrali: fra tutti, le modalità di finanziamento del welfare, il sistema di governo dell’offerta dei servizi sanitari e socio-assistenziali, le prospettive di governance decentrata in chiave federalista, l’integrazione tra risorse pubbliche e private.
Inevitabile il riferimento all’attualità e al nuovo governo Monti, il cui ministro della Salute Renato Balduzzi, in carica dal 16 novembre 2011, ha ereditato una situazione piena di difficoltà che, in un contesto di forte crisi economica, non si preannuncia di facile gestione. Quale sarà la sua politica in tema di spesa sanitaria?
Abbracciando due secoli, il libro ripercorre l’evoluzione del welfare sanitario con descrizioni puntuali degli sfondi economico-sociali e dei poteri sottesi al suo sviluppo. Tra un periodo e un altro, più vicino a noi, i contenziosi tra gli attori si moltiplicano e lo scenario assume connotazioni più difficili da cogliere. Arriva così in soccorso un autore che, medico radiologo, non poteva ovviamente tralasciare di descrivere anche le trasformazioni della figura del medico, il ruolo dei mezzi di informazione nella comunicazione della salute e nelle campagne di pubblicità sociale e quel rapporto tra medico e paziente che, da sempre aspetto critico della professione, intreccia etica e deontologia. (L.Z.)

venerdì 7 settembre 2012

Celebrity Chef. Le ricette di Imma di Imma Gargiulo




Celebrity Chef. Le ricette di Imma è un libro scritto da Imma Gargiulo ed edito da Melino Nerella Edizioni nel 2012. Il volume non appartiene a quella categoria di libri di ricette che dopo averli letti vanno riposti nella libreria, ma un manuale da tenere sempre a portata di mano, e non solo nella propria cucina. Il volume, infatti, è un documentario che narra della felice esperienza fatta dall’autrice in televisione quando ha partecipato al fortunato programma Masterchef Italia, un talent show gastronomico dove si è contraddistinta non solo per il suo carattere avvincente e spumeggiante, ma anche per le sue straordinarie capacità comunicative.

L’autrice sorrentina, imprenditrice di successo, psicologa (si è laureata col massimo dei voti) e “innamorata” dell’olio, attraverso il suo libro (arricchito di significative immagini) spiega e insegna trucchi, strategie e prassi con una semplicità tale da affascinare anche coloro i quali non amano particolarmente i fornelli. Tra le 40 ricette troviamo titoli tanto accattivanti quanto peculiari e ognuno di essi viene accompagnato da una singolare storia:
- Per Sesso, ad esempio, non si intende quello che generalmente si fa a letto, ma una ricetta proposta durante una puntata televisiva. Il titolo, infatti, è nato ricordando il grande Ugo Tognazzi nel film “Il vizietto” di Edouard Molinari del 1978.
- Le tremiti e Lucio, invece, è una ricetta dedicata al grande cantautore bolognese da poco scomparso.
- Femmena è una ricetta consigliata per la stagione invernale.
- Una gita al mare è una pietanza veloce, sfiziosa e senza cottura.
- Biancaneve in gita a Sorrento è un risotto dall’aspetto invitante e dai colori che vanno oltre la luce. Il suo bianco candido (con accenni paglierini ottenuti dalla buccia del limone di Sorrento) danno la sensazione di brillare di luce propria.
Ognuna di queste ricette, pensata ed elaborata con amore, parla dell’autrice, della sua voglia di vivere e della sua grande passione per la cucina, una passione che, col tempo è diventata filosofia di vita:
Cucinare - dice Imma Gargiulo - mi dà la possibilità di raccontare delle storie in una lingua senza né barriere, né pregiudizi.
Una filosofia di vita che andrebbe seguita e non solo in cucina.

mercoledì 25 aprile 2012

La grazia sufficiente di Giancarlo Micheli (VIDEO)




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Grazie alla capacità del Micheli di offrire al lettore una trama non banale e non agiografica, riferendoci alla figura di Puccini, si assiste alla creazione di un romanzo davvero interessante, da cui viene bandita ogni retorica e si mantiene intatta l'attenzione nel seguire la vicenda di ogni personaggio, ben inserita nel contesto principale.
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venerdì 13 aprile 2012

I VESTITI NUOVI DELL'IMPERATORE - riassunto - gratis - download


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  C'era una volta un imperatore molto vanitoso, che pensava solo al suo aspetto ed in particolare agli abiti. Passava le giornata a mirarsi davanti allo specchio e incontrando sarti e mercanti di stoffe. Due truffatori pensarono di arricchirsi approfittando di questa sua debolezza e si fecero credere abili sarti in grado di lavorare una stoffa magica. 

Appena l'imperatore lo seppe li invitò subito alla sua reggia e chiese di avere anche lui degli abiti con questa meravigliosa stoffa cangiante, dai disegni esclusivi, visibile solo alle persone intelligenti. L'imperatore era proprio soddisfatto, non solo avrebbe avuto un aspetto magnifico, ma quella stoffa gli avrebbe anche permesso di capire chi era intelligente e chi stolto.
I sarti si misero subito a lavoro, poco dopo il sovrano mandò il primo ministro ritenuto molto intelligente a visionare gli abiti, quando arrivò il primo ministro non vide nulla e per paura di essere considerato uno stupido finse di vederli e fece mille complimenti ai sarti. Ancora l'imperatore mandò una dama, famosa per il suo buon gusto, a vedere gli abiti, e anche lei cadde nel trenello e pur non vedendo nulla per paura di essere considerata stolta, elogiò gli abiti e i sarti.
A questo punto anche il sovrano andò a fare visita ai sarti, appena entrato non vide nulla sui telai, rimase sconvolto e si convinse di essere uno sciocco perchè non vedeva ciò che gli altri avevano detto di aver visto. Fu così che i due imbroglioni finiro i vestiti, furono pagati profumatamente e il re decise di indossare gli abiti per un giorno di festa, quando sarebbe uscito in carrozza fra i sudditi.
Quando il sovrano passava in ...mutande per le strade nessuno vedeva niente ma non parlava per paura di essere considerato sciocco. Un bimbo però, disse ad alta voce, 'l'imperatore non è vestito è in mutande!', allora tutta la gente si rese conto della verità, ma l'imperatore non volle ammettere l'inganno e continuò a procedere mentre i suoi pagi reggevano uno strascico che non esisteva.




sabato 7 aprile 2012

PER STUDENTI....e NON SOLO!




Quando tutto va male (e sì che ce ne sono di questi momenti!) è utile tornare indietro con la memoria ad un momento felice, in cui si è raggiunto un buon risultato. Cosa ha funzionato all'epoca?  La forza usata in quel momento può tornare utile anche ora. E' li presente, a vostra disposizione.

Ricordare che dietro ogni piccolo successo c'è una risorsa. Le potenzialità, le risorse sono sempre lì, bisogna solo ricordarsi di usarle!
 




venerdì 6 aprile 2012

I BAMBINI IMPARANO quello che VIVONO


 

 













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Se il bambino vive criticato,
impara a condannare.

Se vive nell'ostilità,
impara ad aggredire.

Se vive deriso,
impara la timidezza.

Se vive vergognandosi,
impara a sentirsi colpevole.

Se vive trattato con tolleranza,
impara ad essere paziente.

Se vive nell'incoraggiamento,
impara la fiducia.

Se vive nell'approvazione,
impara ad apprezzare.

Se vive nella lealtà,
impara la giustizia.

Se vive con sicurezza,
impara ad avere fede.

Se vive volendosi bene,
impara a trovare amore ed amicizia nel mondo. 







giovedì 5 aprile 2012

Il Mito nel Novecento letterario



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Autori:
Cinzia Demi - Rosa Elisa Giangioia - Daniele Gigli - Gianfranco Lauretano - Antonio Melillo - Giancarlo Micheli - Andrea Muni - Neil Novello - Anna MariaTamburini - Matteo Veronesi.





Se vogliamo avvicinarci ad una prima definizione del termine mito, possiamo dire che esso è la trasfigura­zione d’un personaggio o d’una serie di fatti veri che possiedono in sé realmente alcune qualità diverse da quelle generalmente possedute dagli uomini, che tuttavia vengono ampliate dalla fantasia collettiva e per questo divengono da un lato modelli da imitare, dall’altro dei simboli di modi di essere a cui aspirare. Pos­siamo avanzare una più complessa definizione di mito, per cui il termine è legato a valori di cui l’uomo è rimasto privo, a qualcosa che non c’è più, che è migliore perché è diverso, che può dare la vera felicità per­ché la condizione in cui si vive non è soddisfacente. Il concetto di mito contiene almeno due valenze: l’una è una proiezione spesso istintiva, inconsapevole, emotiva e fantastica verso valori ritenuti positivi, per cui il mito viene prodotto dall’inconscio collettivo, dall’interno d’un gruppo d’individui che celebrano qualcuno o qualcosa fuori di loro; quindi il personaggio mitico è identificabile con una comunità, ma dalla comunità s’astrae, trascende da essa per elevarsi a simbolo di realizzazione del singolo individuo; egli rappresenta il fantastico che nasce dal reale, lo straordinario che s’allontana dall’ordinario; il mitizzare è l’ingigantire da parte della comunità, idealizzando, le qualità, senza considerare i difetti o i limiti. Sembra che nella modernità si relativizzi il concetto di mito, ma il relativismo è una contraddizione in termini: soltanto un principio di misura superiore permette di dire che una cosa equivale ad un’altra, o si differenzia, quindi il mito oggi non è da considerarsi diverso concettualmente, praticamente si, dal mito antico. Per capirlo v’è bisogno d’una dimensione storica, si deve accettare l’idea che l’atto cognitivo col quale si attesta il mito è un riconoscere e che dunque al principio della sua conoscenza prevale una reiterazione.




martedì 27 marzo 2012

Il pifferaio magico (riassunto gratis online)




C'era una volta la città di Hamelin in Germania, in questa città un giorno accadde una cosa molto strana: frotte immense di topi invasero le vie, infilandosi dentro le dispense e le cantine, e andavano pure nei solai e nei balconi. Venne convocato il Consiglio per discutere il caso, ma nessuno aveva una soluzione. Nel frattempo in città arrivò un tipo strano che camminava suonando un piffero,  e così facendo si avviò serso la Sala dove si discuteva. Davanti al consiglio il pifferaio disse di essere in grado di occuparsi lui di tutti quei topastri e di riuscire a liberare la città in cambio di mille fiorini d'oro. Vista la situazione di estrema urgenza, accettarono. Il signore portò il piffero in bocca e suonando iniziò ad attraversare la città, da subito si videro arrivare topi da tutti i buchi, dalle case, e da ogni via, erano centinaia, anzi milioni e tutti seguivano il pifferario affascinati dalla musica, quest'ultimo li condusse, sempre suonando, fino al fiume dove i topi, uno dopo l'altro, si gettarono in acqua. Tornato in città il pifferaio andò a riscuotere la somma pattuita, ma il Borgomastro, che ormai non aveva più il pensiero dei topi, si rifiutò di pagare la somma pattuita. Il pifferaio furioso minacciò che tutta la città si sarebbe pentita di non aver rispettato gli accordi e uscendo ricominciò a suonare, stavolta furono tutti i bambini a seguirlo come fossero dei burattini, camminavano compatti con i faccini sereni, allegri e soddisfatti. Il borgomastro vedendoli andar via, per non tornare più ..........qui sono diverse le conclusioni, le più antiche raccontano che i bambini sono morti tutti, altre più recenti hanno un lieto fine con la salvezza di un bambino o di tutti quanti.






martedì 13 marzo 2012

Il diavolo, certamente di Andrea Camilleri





Quando il diavolo ci mette lo zampino, c’è da tremare, ma se la Bestia è donna, allora agitarsi sarà inutile, perché la fine è assicurata! L’ultima raccolta di racconti di Andrea Camilleri dal titolo :-Il diavolo, certamente- edito da Mondadori, inserito nella nuova collana Libellule- pag. 177, euro 10, è un libro singolare e adatto a ogni tipo di lettore. 
La peculiarità di questo volume sta nel fatto che Camilleri attraverso questi racconti, centra un duplice obiettivo e cioè, sia quello di far riflettere il lettore di quanto sia mutevole e volubile la vita, e sia di come una serie di coincidenze (forse), cambi per sempre, lo svolgimento della storia personale di ognuno di noi. 
La tensione rimane sempre alta fino alla fine di ogni singola storia. Infatti, il lettore viene catturato dai vari personaggi del libro che lo spingono inesorabilmente a continuare la lettura. Tutti i racconti ruotano attorno alla controversa personalità dell’essere umano. Talvolta illuminata altre accecata da una mano invisibile che alcuni chiamano destino, una fatalità che però, nella maggior parte dei casi, siamo noi stessi a designarla. Storie di vita comune, di amanti, di coppie che scoppiano come e soprattutto di vittime e di carnefici che inconsciamente si cercano e fatalmente si incontrano. 
E’ singolare e forse inquietante apprendere che Lo Scrittore Camilleri quando ha consegnato il manoscritto (si legge nel risvolto di copertina), era di 33 racconti di 3 pagine per un totale di 333, che sarebbe la metà di 666, il sinistro numero della Bestia.
Recensione di Enza Iozzia
 

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martedì 6 marzo 2012

Il Giardino del Profeta di Kahlil Gibran


I piccoli, ma efficaci, messaggi che Gibran Kahlil Gibran ha immesso nel romanzo, sono stati forgiati affinché ognuno di noi colga quelli migliori per la completa comprensione di sé stesso, del mondo, dell'universo, di ogni essere vivente in esso presente e di…tutto.

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Tratto dal libro:
"Pieta’ della nazione che acclama il bullo come eroe, e che considera generoso il conquistatore scintillante. Pieta’ di una nazione che disprezza una passione mentre sogna, ma si sottomette quando e’ sveglia. Pieta’ della nazione che non alza la voce se non durante i funerali, che non si vanta se non tra le sue rovine, e che non si ribella se non quando il suo collo e’ tra la spada e l’incudine. Pieta’ della nazione il cui politico e’ una volpe, il cui filosofo e’ un giocoliere, e la cui arte e’ quella di raffazzonare e scimmiottare. Pieta’ della nazione che accoglie il suo nuovo dominatore con le trombe, gli dice addio con urla di scorno, solo per accoglierne un altro con le trombe. Pieta’ della nazione i cui saggi sono resi muti dagli anni ed i cui uomini forti sono ancora nella culla. Pieta’ della nazione divisa in frammenti, ciascuno dei quali si ritiene una nazione”.




giovedì 23 febbraio 2012

Il riflesso della luna piena di Gianluca Rini






Per chi crede nel confine sottile tra follia e normalità, per chi ama le storie che racchiudono il senso dell’impossibile, per chi è convinto che sotto la realtà che appare ai nostri occhi se ne nasconda un’altra più profonda, complessa e incredibile, “Il riflesso della luna piena” permette di entrare in contatto con la parte più buia di noi stessi e di scoprire che niente è come appare.
L’amore improvviso tra una misteriosa ragazza e un ingegnere informatico è solo l’inizio di una vicenda che ruota intorno all’asse dell’imprevedibilità e del fiato sospeso e che si snoda lungo i sentieri dei colpi di scena.
Un maniaco si aggira indisturbato sotto la luce tremolante della luna, i colori del thriller si mescolano alle tinte della passione e dell’introspezione psicologica.

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mercoledì 22 febbraio 2012

La nascita di un pirata di Roberto Vetturani






Genova, anno 1627. Con lo scoppio della peste, una giovane famiglia di pescatori, per salvare la vita al proprio figlio Doria, appena nato, decide di fuggire e tentare il lungo e pericoloso viaggio verso le nuove terre, le Americhe, con la speranza di una nuova vita. Dopo una rocambolesca fuga dalla città in quarantena, a bordo di una piccola barca, la famiglia Vrattenui viene raccolta da un vascello francese che inizialmente accetta di portarli fino a Valencia, in Spagna. In seguito a un viaggio pieno di sorprese, a Valencia incontrano finalmente il loro mentore, Brett, un bucaniere di Hispaniola, bizzarro ma leale e generoso, che li prenderà sotto la sua ala, conducendoli nel mar dei Caraibi. Sull'isola tutto sembra procedere per il meglio, e Doria cresce come un vero e proprio bucaniere. Finché il re di Spagna non decide di inviare un esercito a invadere l’isola, per sottomettere il popolo indigeno e uccidere tutti i bucanieri, dichiarandoli pirati fuorilegge. Da qui inizia la straordinaria avventura di Doria, che lo porterà, attraverso gli anni, ad essere uno dei pirati più temibili del Mar dei Caraibi.

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martedì 21 febbraio 2012

Nei panni degli altri di Gianna Martorella





La famosa artista toscana ha racchiuso la sua vita all’interno del libro “Nei panni degli altri” (Romano Editore), una sorta di diario che descrive gli anni trascorsi di Gianna, dalla nascita a Piombino – città mai dimenticata ed elemento imprescindibile nella formazione umana dell’artista – fino ad arrivare ai successi Rai, alle delusioni e finalmente alla voglia di tornare protagonista in TV.
Da imitatrice a scrittrice, Gianna Martorella ripercorre con questo libro non solo la sua carriera, dagli albori fino alle ultime apparizioni, ma anche la sua vita privata, i bei ricordi ma anche quelli più dolorosi.
Nel suo libro, l’autrice svelerà i “dietro le quinte” del mondo dello spettacolo, descrivendo con cura gli incontri che le hanno permesso di diventare la grande artista che è adesso, da Pippo Baudo a Enzo Tortora per arrivare al collega e maestro Paolo Limiti, al quale la Martorella rivolge bellissime parole ricche d’affetto e riconoscenza. I vari e divertenti aneddoti che si susseguono attraverso tutta l’opera sono accompagnati da una riflessione matura e appassionata in cui l’autrice non risparmia critiche a se stessa e agli altri.
Tra i ricordi del passato e le immancabili imitazioni che l’hanno resa celebre, Gianna promette un incontro appassionato e divertente, fatto di emozioni e risate, nostalgia dei tempi andati ma anche e soprattutto progetti costruttivi per il futuro.
“Nei panni degli altri” rappresenta un traguardo importante per Gianna Martorella che, nonostante sia una scrittrice emergente, riesce a trasmettere con efficacia tutte le sensazioni, le emozioni, le ansie, le gioie e le difficoltà che ha incontrato nel proprio cammino e che ha affrontato per raggiungere il successo professionale.
 Di Luigi Rinzo

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Intervista allo scrittore Jonathan Franzen

“Così costruisco un bestseller.
E poi lo riscrivo”





Candidato al Nobel, nei suoi romanzi condensa anni di riflessioni. Eppure Jonathan Franzen rimette mano a un successo come Le correzioni. Qui ci racconta perché. Svelando come sia in soggezione di fronte a donne attraenti. E come siano volgari gli antidepressivi di Livia Manera, foto di Andy Ryan
Un pomeriggio con Jonathan Franzen può cominciare bene o male. E questo è cominciato male: Franzen mi aspettava il giorno prima. Ora, a New York ancora più che altrove, una star come il cinquantaduenne autore di quattro romanzi i cui ultimi due, Le correzioni e Libertà (Einaudi), sono stati allo stesso tempo bestseller planetari e successi di critica formidabili; uno scrittore che ha avuto la copertina di Time; che malgrado l’aspetto da studente è già candidato al Nobel, e che per di più, in questo momento, sta affrontando il compito di riscrivere Le correzioni per una serie televisiva prodotta da Scott Rudin, avrebbe potuto dire: mi spiace, lei ha perso la sua occasione. Ma è tipico invece di Jonathan Franzen sforzarsi di correggere la distanza intellettuale e di prestigio sociale che spesso lo separa dal prossimo. Al punto da offrirsi di dire: «È capitato anche a me, una volta», mentre mi prende il cappotto nell’ingresso del suo appartamento.

Davvero? Quando?
Quando ho passato un periodo a Washington per il New Yorker e non mi sono presentato a un appuntamento con il vicepresidente perché avevo staccato tutto - compresi posta elettronica e telefonino - per scrivere il mio pezzo. Quando li ho riattaccati ho trovato almeno una dozzina di telefonate della sua segreteria.
Se sta parlando di Joe Biden come penso, l’ha fatta decisamente più grossa di me. E così, con le carte della nostra intervista sparigliate, ci sediamo al tavolo da pranzo tra la cucina e il salotto, e cominciamo a parlare di come deve essere cambiata la sua vita da quando ha smesso di essere un talentuoso ma frustrato giovane scrittore americano. E nella peggiore delle date possibili – cioè il 12 settembre del 2001 - Le Correzioni è approdato in libreria e ha rubato il cuore al grande pubblico americano, con le sue 600 e più pagine su
una famiglia disfunzionale del Midwest, nemmeno tanto tipica.

Cosa le ha cambiato la vita dopo il successo del suo libro?
Più che la fama, sono i soldi a cambiarti la vita. Non ne avevo mai avuti prima che uscisse Le correzioni, quando
avevo quarantun’anni. E la cosa curiosa è che dal momento che il mio modo di essere era già formato, sarei rimasto un povero per il resto della mia vita, con la differenza che oggi sono un povero con i soldi. Ma una cosa la fama l’ha certamente cambiata. Oggi so che ogni volta che accendo il computer c’è qualcuno che vuole qualcosa da me.

Come cosa?
Qualunque cosa. Persone che vogliono mandarmi libri e manoscritti; che chiedono raccomandazioni, o soldi per associazioni benefiche, o sostegno alle loro cause; apparizioni personali, interviste, o cose come “Possiamo venire a fotografare la sua libreria per un pezzo che stiamo preparando sulle librerie delle persone famose?”. E cos’è tutto questo se non la più abietta venerazione della fama?

Con la sua aria da ragazzo studioso e con i suoi occhiali spessi sembra un timido, ma le sue opinioni non sono
timide affatto.
Quando qualcuno ti ferma in aeroporto e ti dice che gli piacciono i tuoi libri, come fai a non essere contento?
Il rovescio di questa medaglia è che chiunque incontri oggi mi vede in primo luogo come una persona famosa. Per questo mi sono molto cari i rapporti che risalgono a quando ero uno sconosciuto. La fama ti costringe a convivere con la paranoia di chiederti continuamente: a questa persona piaccio perché le piaccio sul serio, perché le piace l’idea che ha di me, o perché il fatto che io le piaccia le è utile?

Allora non è vero che è un timido?
Sì e no. Sono timido al telefono, per esempio: non mi piace parlare con le persone che non conosco. Nemmeno ai party. E certamente sono timido con le donne attraenti: la sicurezza sessuale non era certo una cosa che ti dava una famiglia come la mia.

Lei viene da un sobborgo di St. Louis nel Missouri, padre svedese, madre americana. E nei suoi libri ha quasi sempre esplorato i luoghi e l’ambiente sociale in cui è cresciuto.
Perché cercare altrove, quando puoi concentrarti su ciò che conosci bene?





Perché potrebbe diventare una limitazione (la mia è una domanda provocatoria, ma lui sorride tranquillo perché sa bene che non è vero).
Per risponderle dovrei ricorrere al mio scrittore nordamericano preferito, l’autrice di racconti Alice Munro, quando dice che «non c’è fine alla complessità delle cose nelle cose». E se è questo che ti interessa, allora i contorni del paesaggio che più ti è familiare sono la tua àncora. Le limitazioni di cui ho veramente paura sono altre. Sono abbastanza intelligente? Sono abbastanza sensibile? Ho accumulato abbastanza esperienza, per trovare più cose nelle cose?

E cosa si risponde?
Senta: scrivere un romanzo serio è qualcosa che ti costringe all’umiltà. Sono passato quattro volte per l’esperienza di cominciare un romanzo e di non avere la più pallida idea di come riuscire a scriverlo. E la soluzione è sempre stata di iniettarvi un po’ di avventura. Il senso del rischio è contagioso. Come lettore sono molto stimolato quando sento che uno scrittore sta rischiando, che si sta misurando con qualcosa che potrebbe esporlo alla vergogna, o a far del male a qualcuno.

Mi dice che cosa l’ha spinta allora ad accettare di riscrivere Le correzioni per la televisione, invece di lavorare a qualcosa di nuovo?
Me lo chiedo anch’io. All’inizio dovevo essere solo un consulente alla produzione. Ma la verità è che non vedo un altro scrittore che possa conoscere i miei personaggi come li conosco io, e lavorare ad aggiungere nuove scene.

Aggiungere nuove scene? Perché?
Perché un romanzo consiste nella virtuosa gestione di quello che ne rimane fuori. Nelle Correzioni molte cose le avevo lasciate fuori perché non riuscivo a immaginarle, per esempio. E invece adesso devo ritornarci sopra e farlo. Com’erano veramente questi personaggi? Come sono diventati quello che sono?

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Ce lo vuole dire? In altre parole, come si scrive un romanzo? È diverso da una sceneggiatura?
Il lavoro vero avviene prima della scrittura. Quando poi ci arrivo, quello che butto giù è più o meno la sua forma definitiva. Ciò che conta veramente sono i tre, cinque, sette anni in cui ci penso su e prendo appunti che raramente riguardo, ma che alla fine della giornata mi danno l’idea di avere lavorato. Scrivere sceneggiature è esattamente l’opposto.

Tutto questo lavoro di riflessione fa pensare alla psicoanalisi. È una cosa che fa parte della sua vita?
Preferisco non rispondere. Quello che posso dire è che sono desolato di vivere in una cultura che ha così svalutato
la psicologia. Io mi muovo in un mondo freudiano, che cerca di capire quali siano i veri motivi dietro le cose, e che usa la sensibilità per comprendere in che modo i conflitti interiori diano forma alle persone e ai loro comportamenti. E che tutto questo oggi sia rimpiazzato dalla chimica del cervello, è un fatto di una volgarità inimmaginabile.

Le chiedo scusa, forse era una domanda troppo indiscreta.
No, può chiedermi quello che vuole (si allontana un attimo a prendere un bicchiere d’acqua, ndr). Solo che una delle prime lezioni della fama, per tornare all’inizio della nostra conversazione, è che quando rispondi non pensi che quello che dici sarà stampato. E questo all’inizio mi ha procurato non pochi guai, e di conseguenza rabbia… Ecco: una cosa che è cambiata in questi anni è che non sono più così arrabbiato. So di apparire immodesto se le dico che rileggendo Le correzioni sono rimasto colpito da quanto sia ben scritto. Ma quello che voglio dire è che ho visto una prosa in cui traspaiono rabbia e autodifesa: come se con quelle frasi così curate volessi difendermi, dimostrando di essere stato capace di scriverle.

Quella rabbia ha fatto la sua fortuna. Le ha permesso di iniettare in un romanzo ambizioso la vitalità e l’energia che lo hanno reso popolare.
Forse. Ma quando mi sono chiesto da dove venisse, non ho trovato una riposta. E così la soluzione è stata un altro
libro, Libertà. Con molta meno rabbia, meno paura nell’approccio alla lingua, e tuttavia lo stesso forte legame a tenere
insieme la scrittura e la vita.



Io donna 25 febbraio

lunedì 20 febbraio 2012

Dark kiss di Sarwat Chadda





Ancora vacillante per la morte del suo migliore amico, Kay, Billi viene scagliata nel centro dell'azione quando i Templari vengono chiamati per investigare attività sospette da parte dei licantropi. E questi licantropi non assomigliano a nulla che Billi abbia affrontato in passato. Si fanno chiamare Polenitsy – Uccisori di Uomini. Le antiche donne guerriere dell'Est Europa, che si supponeva fossero state sterminate secoli addietro. Ma ora sono là fuori, nascoste, e per cacciare una Figlia della Primavera – un Oracolo così potente da far saltare il vulcano di Yellowstone. Il loro scopo è quello di spazzare via l'umanità, una volta per tutte.  I Templari seguono le tracce della bambina rapita fino in Russia, e gli unici che possono aiutarli sono i Bogatyr, un gruppo di cavalieri che potrebbero aver ceduto al lato oscuro. Per riconquistare l'Oracolo e salvare il mondo, Billi deve conquistare la fiducia di Ivan Romanov, un giovane, arrogante Bogatyr che sospetta delle persone in generale... e di Billi in particolare Acquista Online su IlGiardinodeiLibri.it

venerdì 17 febbraio 2012

Vita e morte di un ingegnere di Edoardo Albinati

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Vita e morte di un ingegnere  di Edoardo Albinati

C'era una volta un'Italia attiva e industriosa, attraverso cui scorrazzavano sulle loro Alfa Romeo uomini di multiforme ingegno: gli imprenditori. L'ingegner Albinati era uno di questi. Ma la sua spinta vitale all'improvviso cambia di segno trasformandosi in malattia, che lo divora e se lo porta via in nove mesi, in una paradossale gestazione al contrario.

A cosa serve un padre? E cosa resta di lui se non un mito? C'era una volta un'Italia attiva e industriosa, attraverso cui scorrazzavano sulle loro Alfa Romeo uomini di multiforme ingegno: gli imprenditori. L'ingegner Albinati era uno di questi, prototipo di una razza al tempo stesso serissima e scanzonata, di pionieri del benessere e fumatori accaniti. In una memoria di crudele precisione, nutrita di tutto il risentimento e dell'amore che si può nutrire verso un padre che non hai abbracciato una sola volta in vita tua, Edoardo Albinati racconta la lunga fuga di un uomo talentuoso attraverso i corridoi del boom economico, l'amore, i doveri della famiglia, le aspirazioni segrete e indicibili, e poi la malattia che obbliga a chiedersi: chi sono? Cosa ho vissuto a fare? Chi ho amato veramente? Il ritratto vivo di una generazione di uomini instancabili che hanno ricostruito l'Italia, pagando questa loro impresa con un'incolmabile distanza dai loro figli. Una parabola umana grande e dolorosa in cui molti potranno riconoscere tracce della propria storia.



Presentazione:La grazia sufficiente e L’abitare l’attesa

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Sabato 25 Febbraio (ore 18)
presso l'Antico Caffè San Marco - via Cesare Battisti, 18 Trieste

presentazione dei volumi:

La grazia sufficiente (Campanotto, 2010) di Giancarlo Micheli
L’abitare l’attesa (La Vita Felice, 2012) di Francesco Macciò

interverranno Gabriella Valera Gruber e gli Autori

con il patrocinio di:
Associazione Poesia e Solidarietà
Casa della Letteratura - Trieste

hanno scritto a proposito de La grazia sufficiente:

Il valore della prosa del Micheli risiede esattamente nella capacità, dispiegata in ogni frase e in ogni periodo, di portare alla luce nuove realtà, dapprima linguistiche ma che si trasformano, poi, in nuove realtà prettamente percettive.
Stefano Busellato
(Erba d’Arno, n.123, inverno 2011)

Romanzo tenace e appassionato, La grazia sufficiente coniuga erudizione e poesia, grazie al suo linguaggio distillato e ben forbito che cerca di supplire alle difficoltà della teologia indimostrabile con la ben più robusta forza espressiva di una liricità intensa e asciutta […].
Giuseppe Panella 
(Zeta – rivista internazionale di poesia e ricerche, anno XXXII, n.3, 2010)

La potenza evocativa di un linguaggio colto ed essenziale, dà luogo ad ambientazioni e personaggi dai cromatismi puri al limite del sovrasensibile, che affiorano da una dimensione spazio-temporale immaginifica […].
Roberta Raggioli
 (La Mosca di Milano, n.23, dicembre 2010)
Tra i passi migliori del romanzo è senz'altro la descrizione della vita familiare di Baruch in Giappone. […] Questo episodio è narrato con toccante lirismo.
Marinella Lazzarini
(Literary, n.3, 2010)
La grazia sufficiente, sotto la veste di romanzo, nasconde in realtà un consistente midollo filosofico e spirituale. […] Questa lingua senza tempo è fatta per raccontare una storia senza tempo: quella dell’anima.
Anna Lisa Somma
 (Bibliotecagiapponese.it, dicembre 2011)

L'incontro e la eventuale compenetrazione di due culture così diverse -- quella europea e quella orientale -- non è mai stata facile impresa per le implicazioni e il pensiero dei rispettivi soggetti. Nel romanzo di Micheli si scopre tuttavia, più che un'adesione formale, una comprensione […].
Luciano Nanni
(Literary, n.4, 2010)

Passato e presente si mescolano e si amalgamano con sapienza. Micheli si rivela una voce interessante e non banale del nostro panorama culturale.
Serena Adesso
(Mangialibri.it, settembre 2011)



giovedì 16 febbraio 2012

L'amica geniale di Elena Ferrante





L'amica geniale comincia seguendo le due protagoniste bambine, e poi adolescenti, tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana, tra una folla di personaggi minori accompagnati lungo il loro percorso con attenta assiduità. L'autrice scava intanto nella natura complessa dell'amicizia tra due bambine, tra due ragazzine, tra due donne, seguendo passo passo la loro crescita individuale, il modo di influenzarsi reciprocamente, i buoni e i cattivi sentimenti che nutrono nei decenni un rapporto vero, robusto. Narra poi gli effetti dei cambiamenti che investono il rione, Napoli, l'Italia, in più di un cinquantennio, trasformando le amiche e il loro legame. E tutto ciò precipita nella pagina con l'andamento delle grandi narrazioni popolari, dense e insieme veloci, profonde e lievi, rovesciando di continuo situazioni, svelando fondi segreti dei personaggi, sommando evento a evento senza tregua, ma con la profondità e la potenza di voce a cui l'autrice ci ha abituati... Non vogliamo dirvi altro per non guastare il piacere della lettura. Torniamo invece all'inizio. Dicevamo che L'amica geniale appartiene a quel genere di libro che si vorrebbe non finisse mai. E infatti non finisce. O, per dire meglio, porta compiutamente a termine in questo primo romanzo la narrazione dell'infanzia e dell'adolescenza di Lila e di Elena, ma ci lascia sulla soglia di nuovi grandi mutamenti che stanno per sconvolgere le loro vite e il loro intensissimo rapporto. Altri romanzi arriveranno nel giro di pochi mesi, per raccontarci la giovinezza, la maturità, la vecchiaia incipiente delle due amiche.
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martedì 14 febbraio 2012

Alla Luce del Crepuscolo di Milena Rao

VAMPIRI E LUPI
Per i veri appassionati del genere su Il giardino dei libri
A tutt'oggi, l'intrigante argomento del vampirismo, al pari della licantropia e delle leggende sui lupi, è un controverso oggetto di interesse e discussione, nonché fonte di ispirazione per tutti quegli artisti che guardano oltre la luce del crepuscolo per celebrare, attraverso le proprie opere, il fascino misterioso dei figli della notte.
Mentre ancora troppo spesso queste complesse tematiche vengono sminuite, ridicolizzate ed etichettate come horror, rimanendo confinate all'interno del cinema o della letteratura di genere, e in taluni casi addirittura demonizzate, associate al male, alla perversione e al satanismo, questa ricerca, al contrario, si pone come obiettivo la riscoperta del vero volto dei lupi e dei vampiri, delle loro reali origini, della storia che ha generato il mito.
Scopri le verità su vampiri e lupi con questo libro.






lunedì 13 febbraio 2012

Pensa in Grande e Manda Tutti al Diavolo





Come non accogliere fra i miei libri un testo del genere, Pensa in Grande e Manda Tutti al Diavolo. E' un augurio speciale a tutti gli amici di Librointornoame:
Trump racconta la sua vita con la grinta (e la cattiveria) che lo contraddistingue e illustra ai lettori la sua formula per il potere e la ricchezza:
  • cogliere il momento giusto
  • vendicarsi, quando farlo e perché è così bello
  • non perdere mai di vista l'obiettivo
  • lavorare con passione
  • vincere la paura
  • creare la propria fortuna
  • concludere i contratti giusti, non solo negli affari ma anche nel... matrimonio. 
Grinta e Cattiveria. 





venerdì 10 febbraio 2012

ANTICRISI: COLTIVIAMO IL NOSTRO BASILICO

COLTIVARE IL BASILICO

Quanto spendiamo in un anno per comprare il basilico che utilizziamo per le nostre ricette? Dipende sicuramente dal gusto personale, ma cos'è un sugo senza un qualche foglia di basilico, e la pizza? nella margherita due foglioline di basilico ci stanno proprio. 
Un mazzolino di basilico costa da 1,00 euro fino anche a 2,00 euro dipende dalla grandezza del mazzolino ma anche dalla zona in cui si abita, dal periodo dell'anno, dalla richiesta rispetto all'offerta dello stesso, inoltre non sempre si riesce ad utilizzarlo tutto, qualche foglia si rovina e va buttata e se ne deve comprare dell'altro fresco. Qual'è la soluzione? Spendiamo poco per comprare una bustina di semini di basilico, un vasetto e un pò di terra e teniamo nel nostro balconcino qualche piantina di basilico.
ECCO COME FARE:
E' bene far coincidere la semina del basilico con l'arrivo della primavera, una volta messi diversi semini nel terriccio, si deve aver cura di annaffiare ogni tanto per non fare asciugare troppo la terra. Dopo qualche settimana le piantine inizieranno a spuntare, bisogna aspettare che crescano qualche centimetro e poi si può procedere a trapiantarne alcune in modo da lasciarne nel vaso un numero tale per poter crescere e svilupparsi. Con le piantine che togliamo possiamo fare degli alri vasi, o prendere dei bicchieri di plastica e mettervi 3-4 piantine con un pò di terriccio per ognuno per poterli regalare o fate voi se riuscite a ricavarci qualche centesimo potrete recuperare le spese iniziali.
In questo modo il nostro vasetto, innaffiato periodicamente, ci fornirà il basilico necessario per tutta l'estate e parte dell'autunno. Perchè le piantine si sviluppino bene le foglioline vanno raccolte spesso, allora quando ci avanzano possiamo congelarle in modo da averne anche nei mesi invernali quando nel vasetto non ci saranno più foglie. 
Un altro consiglio: le piantine fanno i semini, tagliando i rami con i semini e lasciandoli asciugare messi in un cartoncino ci saremo preparati da soli i semi per la successiva primavera e non spenderemo più neanche i soldi per la bustina di semi.

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Per ulteriori dettagli o consigli: librointornoame@gmail.com
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giovedì 9 febbraio 2012

Anteprima Io donna: 6 baci in cerca d'autore



6 baci in cerca d’autore
Appassionati, sinceri, falsi, sorprendenti, talvolta freddini. Di sicuro, sono sempre la spina dorsale di una storia d’amore. Di quelle vere e - soprattutto - di quelle fantasticate. Alla vigilia di San Valentino, ecco come una fotografa spagnola e sei scrittori declinano il celebre “apostrofo rosa tra le parole ti amo”. Romanticamente
di Cinzia Tani, Letizia Muratori, Paola Capriolo,
Barbara Alberti, Stenio Solinas, Alessandro D’Avenia,
foto di Marta Soul
La donna dai capelli rossi
di Cinzia Tani

Si erano incontrati e subito perduti. Lo sciopero l’aveva trattenuta nell’aeroporto dodici ore e il giornalista aveva intervistato anche lei per un servizio sui disagi dei viaggiatori. Poi non erano riusciti più a separarsi fino a quando l’altoparlante aveva annunciato il volo della ragazza dai capelli rossi. Andava a lavorare all’estero, non l’avrebbe visto più. Al momento dei saluti impulsivamente lo aveva baciato e una fotografa aveva fermato quell’istante. Nessuno dei due ha dimenticato quel bacio. Lei è tornata lasciandosi alle spalle un matrimonio finito. Lui è caporedattore, ha avuto molte storie senza ritrovare l’intensità di quella giornata all’aeroporto. Entrambi si sono riconosciuti nell’immagine pubblicata dal settimanale per San Valentino. Lei ha rintracciato la fotografa nell’assurda speranza che possa aiutarla a ritrovare l’uomo di cui non ricorda il cognome e l’ha pregata di spedirle una copia della fotografia. Poco dopo è stato lui a telefonare e ha ottenuto l’indirizzo della ragazza dai capelli rossi. Lei è stata avvertita e ora lo aspetta. Lo vede arrivare dalla finestra e si ritrae quando lui alza lo sguardo. Va all’ingresso e rimane immobile. Lui sfiora con la mano il campanello. Forse è uscita... forse non è sola... Meglio andarsene, riflettere, rimandare. Lei sente i passi che si allontanano e lascia la porta che per qualche istante ha assorbito i sospiri di entrambi, i colpi violenti del loro cuore. Poi ricorda lo slancio che dieci anni fa l’ha spinta nelle braccia di quell’uomo appena conosciuto. Spalanca la porta e lo chiama. Lui si volta. Il suo sguardo non è cambiato. Tutto è come allora, possono ricominciare da quel primo bacio.

Cinzia Tani, romana, scrittrice e autrice di numerosi programmi radio e televisivi. Tra i suoi libri: Amori crudeli,
Io sono un’assassina (Mondadori) e Stringimi (Piemme).




L’anima sulle labbra
di Alessandro D’Avenia


«Che progetti hai?» chiese lui. «Sopravvivere» rispose lei. «Beata te» La crisi tarlava tutto. I dialoghi tradivano un certo compiaciuto e finalmente lecito vittimismo, ma anche il cappuccino aveva la schiuma meno soffice, il dentifricio pizzicava troppo come negli anni ’80 e la luce del sole era ridotta ad uno strato lattiginoso sopra muri e tetti screpolati da altri soli un tempo ben più consapevoli.
Lui la baciò. I baci erano rimasti gli stessi. Neppure la crisi era capace di cambiarli. «Perché tra me e te metti sempre i tuoi baci?» chiese lei. «Che vuoi dire?» rispose lui. «Ci scontriamo sempre sulle nostre labbra» «Scontriamo?» «L’anima a me si concentra sulle labbra quando ti bacio e da lì vorrebbe saltare dentro la tua. Ma non la raggiungo mai» «Ci vai vicina?» «Sembra ogni volta che questa cosa sia un passo da noi, ma poi...» Lo baciò di nuovo. Di nuovo alla ricerca. Di nuovo. Adorare: dal lat. ad + os-oris (bocca): portare la bocca a. Tra i popoli antichi chi incontrava qualcuno ne afferrava un lembo della veste con la mano sinistra e baciava la propria destra, indirizzando poi quel bacio all’interessato. Come facciamo noi alle partenze dei treni dietro vetri impossibili da perforare. Per questo lei gli baciava sempre gli occhi. Sugli occhi soggiornava l’anima di lui. Sapeva che era l’unico modo di adorargli l’anima: baciarla. E li baciò ancora, quando lui li chiuse per l’ultima volta. E il bacio rimase sospeso, momentaneamente sospeso. Come il loro amore.

Alessandro D’Avenia, trentaquattro anni, dottore di ricerca in Lettere classiche, insegna Lettere al liceo ed è sceneggiatore.
A fine 2011 è uscito per Mondadori il suo secondo romanzo, Cose che nessuno sa.



Piccolo vocabolario
di Barbara Alberti

A. A me piacciono solo i baci. Il resto si fa perché si usa. (Da una lettera).
B. Baciarsi con la lingua? Mai! - Quando te lo spiegavano la prima volta pareva orribile. Poi, ai fatti…
C. Ci baciavamo dopo la scuola, nei parchi. D’un tratto i carabinieri a cavallo, cacciatori di piccoli amanti. Ci sovrastavano, lassù, fieri d’ aver mortificato due studentelli.
D. Dove vanno li basci dopo morti? – Si chiede un sonetto in romanesco di Marco Fabio Apolloni.
F. Fiabe: nelle fiabe il bacio risveglia dalla morte.
G. Ginnasio: per via dei carabinieri, andavamo a baciarci al cinema. Il film ce lo facevamo raccontare dopo per poterlo ridire a casa, se interrogati.
H. Ha paura del bacio la bella del circo, nel film muto The Unknown, perciò ama l’uomo senza braccia. Ma lui in realtà, nascoste, le ha.
E. E se le fa tagliare per sposarla. Quando torna lei ha vinto la fobia, e si sta baciando col
domatore.
I. Il bacio di Notorius, sterminato, fra Ingrid Bergman e Cary Grant, con la folla radunata attorno ai due amanti, anticipando - con grazia - lo svuotante esibizionismo odierno.
L. Le puttane non baciano. L’intimità vera è quella.
N. Non è pratica universale. La scrittrice Geneviève Makaping, del Camerun: Io ho imparato qui a baciare. Da noi, mai. Una cosa del genere fa schifo.
Q. Quei disgraziati che vanno a baciarsi in tv gridando “ti amo!” - e si lasciano subito dopo. Nell’amore c’è una forza che detta si disperde.
T. Tutto pur di eliminare il partner. Il bacio in chat. Patrimoni di scienza e ingegno per evitare il prossimo. Il brivido, senza l’ingombro della presenza.
Endre Ady: non bacio la femmina, bacio me stesso.

Barbara Alberti è nata in Umbria “tra angeli e diavoli”. Da molti anni tiene una rubrica di posta del cuore sulle testate Rcs.
Ha scritto sceneggiature, romanzi e saggi. L’ultimo è Riprendetevi la faccia (Mondadori).

ARTICOLO SU IO DONNA DEL 11/02/2012