lunedì 18 novembre 2013

Consigli per crescere i figli


Le buone abitudini è bene prenderle fin dall’inizio. Sin dal primo giorno di vita è importante sintonizzarsi sui bisogni del bambino. Quando piange perché lo fa. Ha fame? Sonno? Sete? Ha il pannlino sporco? Ha bisogno di coccole? Interpretando al meglio i suoi bisogni e rispondendo più o meno prontamente per soddisfarli si comunica al bambino un senso di sicurezza, perché si sente amato. E visto che non si ama qualcuno che non vale la pena di amare, cresce automaticamente la sua autostima. E’ il processo naturale alla base delle teorie di attaccamento: creare una base sicura in cui il bambino si sente a suo agio, e da cui decide di partire nelle sue esplorazioni.
Attenzione alle critiche. Un bambino tende a comportarsi in base alle etichette che gli vengono assegnate. Se direte a vostra figlia che non è veloce a correre, lei inizierà a crederci e smetterà di provarci. Se dite a vostro figlio che è imbranato, lui finirà per comportarsi da tale. Puntando alle cose che sa fare bene invece otterrete l’effetto opposto. Lodando vostra figlia perché è brava ad arrampicarsi sugli alberi le farà acquistare sicurezza in se stessa e magari riuscirà meglio anche in altre attività fisiche, inclusa la corsa. Se vedete che vostro figlio non eccelle in una attività, puntate ad una attività in cui riesce bene. Una volta acquisita un po’ di sicurezza sarà più semplice ritornare a provare quella in cui riusciva peggio e i risultati saranno certamente migliori. 
Scegliere gli amici. I compagni di gioco sono importanti per la determinazione dell’autostima. Se gli incontri di gioco vedono sempre il predominare di un bambino su un altro allora è meglio fare un taglio e puntare su altri bambini. Anche un dueenne che viene continuamente sovrastato da un coetaneo più deciso può vedere vacillare la sua autostima. Se il bambino è più grande è ancora più importante, visto che l’influenza delle amicizie diventa via via più fondamentale nella formazione del carattere di una persona. Questo è molto più semplice quando i bambini sono piccoli, e diventa chiaramente più complicato con l’età. Si può però cercare di invitare a casa più spesso bambini che vediamo avere un’influenza positiva sull’autostima di nostro figlio, ed evitare fin quanto possibile, quelli che agiscono in modo negativo. 
Usare verbi invece di aggettivi. Non giudicare l’operato di tuo figlio, fagli vedere invece che stai seguendo con attenzione quello che fa, ma senza necessariamente esprimere un giudizio di merito. “Stai giocando con le costruzioni! Hai costruito una macchina. Hai fatto anche i finestrini!” E’ importare lasciare spazio al bambino per parlarti di quello che sta facendo “si, ho deciso di usare solo le costruzioni nere per i finestrini, così di distinguono dal resto” Il fatto che tu stia descrivendo cosa sta facendo lo fa sentire osservato, e amato, e in più lo autorizza ad aggiungere spiegazioni e a stabile un rapporto con te. Questo gli darà confidenza nel fatto che tu sei interessato a quello che fa, molto più di un “bella questa macchina che hai costruito!” Ciò non toglie che se la macchina è bella si può anche dirlo, ma magari non come prima scelta. 
Ascoltare con il corpo, non solo con le orecchie. Io confesso che ogni volta che mio figlio inizia a spiegarmi i dettagli delle armi e dei diversi livelli di bravura dei Ninja-go rischio di addormentarmi. La tentazione è forte di supplicarlo di smettere per carità, o di tirare fuori il mio telefono di nascosto dalla tasca per fingere di controllare delle email di lavoro. Quando lo faccio mi rendo subito conto che ho perso un’occasione importante. Lui smette di raccontarmi dei suoi ninja, tra il deluso e il rassegnato. Quando invece mi faccio forza, e oltre ad annuire ritimicamente ad ogni sua ripresa di fiato, mi dico che questa è una cosa importante per lui, e devo assolutamente cercare di prestare attenzione con tutta me stessa, gli si illuminano gli occhi. L’ideale sarebbe se io imparassi qualche cosa per condividere con lui questa conoscenza, ma per questo secolo dovrà accontentarsi del fatto che io riesca ad ascoltarlo per intere mezzore e a porgli qualche domanda circostanziata. 
Il bambino è responsabile. Il bambino ama essere responsabilizzato. Provate ad assegnategli dei compiti commisurati alla sua età: ad un anno può passarvi le mollette della biancheria, a 2 anni può spolverare con un panno umido i ripiani bassi di una libreria, a 3 anni riesce a dividere la biancheria bianca da quella colorata. Un bambino di 4 anni può apparecchiare e sparecchiare la tavola, uno di 5 anni può pelare una carota, a 6 anni può preparare un panino da solo per la merenda. Un bambino di 7 anni può cucinare qualche piatto semplice da solo dopo averglielo insegnato. E così via. Quando ad un bambino viene affidato un compito si sente normalmente orgoglioso di questa cosa, soprattutto se si fa un po’ di scena dicendo che è un compito speciale giusto per lui. 
Cercare di avere aspettative ragionevoli. E’ difficile evitare confronti con altri bambini, ma se si riesce a concentrarsi su chi è l’individuo che si ha davanti si riescono a fare miracoli. Accetta la sua persona, le sue debolezze e sottolinea i suoi punti di forza. Non avrà necessariamente voglia di seguire i tuoi passi, e la cosa più importante è di non avere nessuna delusione per questo motivo. Se tu hai iniziato a camminare a 10 mesi non è detto che tuo figlio farà lo stesso. E se tu hai iniziato a leggere da solo a 3 anni lui potrebbe farlo 3 anni più tardi. Se sei un campione di tennis, può anche accadere che lui odierà il tennis, anzi magari odierà qualsiasi sport. Fattene una ragione e concentrati su cosa vuole fare lui. Assicurati di fargli sentire che qualsiasi cosa lui sceglierà di fare tu sarai sempre al suo fianco. Ad un certo punto ho notato che il padre dei miei figli con la voglia di incoraggiare i bambini a spingersi oltre i propri limiti, gli mostrava per primo le cose. Ad esempio arrampicandosi sugli alberi per primo per fargli vedere che si poteva arrivare in alto. L’effetto che stava ottenendo era esattamente l’opposto. Più il padre spingeva i limiti, più il figlio si sentiva insicuro si riuscire un giorno ad essere bravo come lui. Dopo averci ragionato su, e cambiato atteggiamento, la situazione è migliorata all’istante. Ora il figlio è diventato bravissimo ad arrampicarsi e le parole di incoraggiamento del padre, che lo osserva dal basso, lo aiutano a spingersi sempre più in alto. La cosa più importante di tutte però credo sia che l’effetto sull’autostima dei nostri figli è dato dalla somma di tutti i nostri comportamenti (e non solo i nostri). Quindi non sono le singole azioni che facciamo ad essere importanti, ma la spinta generale. Cerchiamo quindi di perdonarci sempre i nostri errori, e di ricordarci che sbagliare è parte della vita del genitore. Anzi per darci una mano a vicenda, se ne avete voglia, condividete nei commenti un errore che vi siete accorti di fare, e che stava minando l’autostima di vostro figlio, e magari se lo avete cambiato con successo raccontaci in che modo lo avete cambiato.

mercoledì 13 novembre 2013

La paura è fatta di niente di Rosa Tiziana Bruno




Il protagonista del libro avverte il mondo che lo circonda come un luogo enorme, minaccioso, imprevedibile , pericoloso, si sente impotente e indifeso, vorrebbe nascondersi, scappare via, spiccare il volo con la sua bicicletta o navigare lontano con una barchetta …
Finché si trova di fronte ad una porta da cui sembra provenire un rumore spaventoso…
La scelta: scappare o affrontare. Il nostro bambino protagonista,  le attuerà entrambe, in due momenti diversi.
Dapprima spaventato, si nasconde, sfugge la vita.
Poi agisce, dopo il suggerimento velato di un saggio gufo ( il genitore) e intuisce una grande verità:la paura si può imbrogliare!
Ed ecco il trucco, ogni bambino può immaginare di fare alla paura qualcosa che lo renda finalmente libero.
Perché la paura è prima di tutto nella testa e poi nel cuore.
Si deduce , quindi che se  “la paura è fatta di niente” l’immaginazione è la grande forza per sconfiggerla.
Ogni bambino può grazie alla bacchetta magica dell’immaginazione può: scarabocchiare la paura, ficcarla nel bidone della spazzatura, versargli della marmellata in testa -

sabato 19 ottobre 2013

AUTOSTIMA



Agisci subito
  • Agisci come se fossi già confidente in te stesso
  • Se l’hai fatto almeno una volta puoi farlo di nuovo
  • I tuoi standard di riferimento non sono gli altri, sei tu stesso quando sei al meglio
  • Tu sei l’unico giudice di te stesso
  • Fai leva sui tuoi punti di forza e anche… sui tuoi punti deboli
  • Per tendere alla perfezione devi saper convivere con i tuoi difetti
  • Invece di cercare di predire il futuro agisci per far sì che il futuro sia quello desiderato
  • L’autostima s’impara
  • Vivi sempre coerentemente ai tuoi valori e sviluppando tuoi talenti naturali
  • Dai agli altri più di quello che loro si aspettano da te e sarai pienamente confidente in te stesso
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lunedì 1 luglio 2013

Nessuno lo farà per te di Daniele D'Agostino



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Si tratta di un romanzo moderno, sentimentale e di formazione, che si rivolge ad un target piuttosto variegato toccando una fascia di età molto ampia. Scritto a capitoli alterni, i protagonisti raccontano a se stessi gli avvenimenti che si intrecciano creando una trama ironica e incalzante, dotata di una forte componente visuale dove a farla da padrone sono i background cittadini, tra cui Londra. Con questa nuova opera l’autore ha raccolto la sfida di raccontare il mondo di oggi con tutte le sue insofferenze, paure e contraddizioni.

martedì 25 giugno 2013

Segreti di famiglia - Il delitto di Sarah Scazzi di Roberta Bruzzone




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Il libro racconta, dal punto di vista degli autori, l’omicidio della 15enne di Avetrana. 
Come non leggere un libro che analizza e racconta i fatti di Avetrana, che per tante settimane ci hanno tenuti incollati alla TV, per sapere la verità su un fatto così sconvolgente, per conoscere e soprattutto cercare di capire cosa possa essere successo nelle menti umane coinvolte nell'accaduto. Fatti come questo ci coinvolgono e spaventano, ci costringono e guardare in faccia la realtà e a guardarci le spalle, anche dai più vicini, da quelli di cui ci fidiamo, dalla nostra famiglia.
Buona lettura.

giovedì 30 maggio 2013

Fai bei sogni di Massimo Gramellini


Ci sono libri che parlano all'anima. Libri capaci, se non di guarire, di dare sollievo alle ferite del cuore. Fai bei sogni è uno di questi.
E' la storia di un segreto e di un bambino rimasto orfano di madre che cresce con la paura di vivere.
La storia di un bambino prima, e di un adulto poi, che deve fare i conti ogni giorno con il suo demone interiore (Belfagor) che lo incatena a terra e alimenta le sue paure: l'inadeguatezza, l'abbandono e il rifiuto.
E' un libro sulla verità che è ciò che ci rende liberi e che seppur dura ci permette, dopo averla affrontata e guardata dritta negli occhi, di andare oltre, ritrovare se stessi e cominciare a vivere.
La vera storia dell'autore scritta con delicatezza, ironia e limpidezza. Ogni pagina è capace di regalare un'emozione nuova e diversa.

martedì 28 maggio 2013

Io prima di te

Una storia d'amore, di vita e di morte non ordinaria.
Louisa, 26 anni, una vita senza ambizioni, un lavoro senza troppe pretese nella piccola città dove è nata e da cui non si è mai mossa, un fidanzato storico, tutto sembra procedere come deve fin quando non perde il lavoro...
Will, 35 anni, uomo d'affari e di successo, vittima di un incidente che lo costringe ad una non vita su una sedia a rotelle e alla voglia di farla finita....
E' la storia di un incontro tra due persone molto diverse, tra due mondi diversi. Ognuno dei due arricchisce e cambia la vita dell'altro.
Louisa porta gioia e freschezza nella vita di Will che a sua volta dona il coraggio e la voglia di rischiare a Louisa. Entrambi si regalano la vita anche se in modo diverso e con risultati diversi

FERITE A MORTE di Serena Dandini

 
 
 
Ferite a morte racconta le storie di donne vittime dei loro uomini: mariti, padri, fidanzati. Storie di donne uccise da chi avrebbe dovuto amarle e che purtroppo, sempre più spesso, riempiono le cronache dei giornali.
Le storie ci arrivano da un immaginario paradiso popolato da queste donne brutalmente uccise che in prima persona, con monologhi a tratti ironici e a tratti ingenui, finalmente, anche se da morte, possono parlare e raccontare i fatti.
Il libro ridà  voce a queste donne che in vita poco hanno parlato e ancor meno sono state ascoltate, ridà loro la libertà, la dignità e soprattutto l'identità facendole in questo modo uscire dalle pagine anonime dei giornali.
Un modo diverso e del tutto nuovo di parlare di "femminicidio".

lunedì 15 aprile 2013

Elegia provinciale di Giancarlo Micheli


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Giancarlo Micheli costruisce una trama singolare, sospesa tra storia, mito e misurata invenzione. La figura di Giacomo Puccini viene ricostruita attraverso un racconto che ne esalta l'universo più intimo con le sue contraddizioni e il suo genio; parla della sua famiglia e del legame affettivo con persone carnali che riecheggiano quelle che vivono nelle sue opere.


Innovativa la tecnica utilizzata da Micheli per raccontare i fatti. Siamo di fronte a un fenomeno di anaglittica lessicale, a scelte di finissimo intaglio espressivo: l’autore, prima, descrive la scena, dando l’impressione al lettore che le vicende non sarebbero state plausibili se non inserite in quel preciso contesto, quindi, introduce la sua musica, aprendosi al vento travolgente della poesia e della creatività totale. Tutta la storia è raccontata attraverso una scrittura polifonica che non ha niente a che vedere né con la bigiotteria linguaiola, né con l’esibizione acrobatica propria di quei personaggi che fanno venire in mente lo sprezzante giudizio di Cocteau sul narcisismo letterario di Flaubert “sempre con il fucile in spalla, ma incapace di colpire il bersaglio”. Micheli si è reso conto che il “romanzo è una malattia del linguaggio”, che la capacità di raccontare si è pietrificata, che la lingua deve tornare a produrre coinvolgimento e sogno. Da qui il mosaico fatto di descrizioni rapite dove ogni situazione sembra essere partorita da quella che la precede, dove ogni lemma è l’eco, l’ombra dell’idea sulla cosa.

lunedì 8 aprile 2013

Il rumore dei tuoi passi di Valentina D'Urbano








In un luogo fatto di polvere, dove ogni cosa ha un soprannome, dove il quartiere in cui sono nati e cresciuti è chiamato "la Fortezza", Beatrice e Alfredo sono per tutti "i gemelli". I due però non hanno in comune il sangue, ma qualcosa di più profondo. A legarli è un'amicizia ruvida come l'intonaco sbrecciato dei palazzi in cui abitano, nata quando erano bambini e sopravvissuta a tutto ciò che di oscuro la vita può regalare. Un'amicizia che cresce con loro fino a diventare un amore selvaggio, graffiante come vetro spezzato, delicato e luminoso come un girasole. Un amore nato nonostante tutto e tutti, nonostante loro stessi per primi. Ma alle soglie dei vent'anni, la voce di Beatrice è stanca e strozzata. E il cuore fragile di Alfredo ha perso i suoi colori. Perché tutto sta per cambiare.

martedì 5 febbraio 2013

Diavolo d'amore di Agostino Monaco





Agostino Monaco è nato nel maggio del 1974 a Caltagirone. Ha trascorso la sua infanzia a Catania, diplomato alle Magistrali, ha fatto studi di informatica, interior design e architettonici. Lavora come rappresentante per diverse ditte e collabora per la realizzazione di case d'autore, ed è l'autore del libro Diavolo d'amore, che racconta di Nella, una ragazza allegra e spensierata che lavora nella locanda del padre Marcello. Questi, preoccupato per la figlia, cerca di convincerla a cercarsi marito, e la ragazza non sapendo bene come fare ma volendo rendere felice il padre arriva a stipulare un patto con il diavolo. L'epilogo, tutto da scoprire, coinvolge anche un principe e scomoda la più alta autorità...!