martedì 13 ottobre 2009

Indie occidentali 9

dal capitolo IX del romanzo
"Indie occidentali"
(Campanotto editore, 2008)
di Giancarlo Micheli
lettura di Paola Lazzari



lunedì 20 luglio 2009

Il ragazzo dallo strano karma


Il ragazzo dallo strano karma



Due città opposte geograficamente, una al sud, l’altra al nord dell’Italia. Ma tutte e due hanno qualcosa che li rende simili: il mal di vivere, il senso di annichilimento e di sfiducia che riescono a conferire ai giovani che vi abitano. Due amici: Alberto e Milo, due ambizioni diverse ma che sfociano in una duratura storia d’amicizia fondata su valori veri e antichi quali la sincerità e il rispetto. Due ragazze: Federica e Lara. Tutta una serie di personaggi secondari che non fanno altro che arricchire il soggiorno di Alberto nella metropoli milanese.

Tutti questi elementi formano Il ragazzo dallo strano karma (2009, Edizioni Del Poggio, pagine 260, euro 12,50) la seconda opera del giovane scrittore palermitano Daniele D’Agostino dopo Esprit libre. Si tratta di un romanzo di formazione che mette in luce il cambiamento di realtà del giovane protagonista quando decide di lasciare Palermo, studi universitari, famiglia e amici per trasferirsi a Milano da un suo vecchio amico, Milo, con lo scopo di curarsi dal suo mal di vivere che come una spina velenosa lo stava trascinando pericolosamente verso gli abissi della depressione. A Milano Alberto, tra vecchie conoscenze e divertenti ricordi passati coi suoi amici milanesi, trova un lavoro temporaneo presso un fioraio per stabilire una certa indipendenza economica. L’aria della metropoli sembra aiutarlo per quel processo di guarigione, ma ben presto e a sue spese Alberto scoprirà che si tratta tutto di pura apparenza.

Infatti dietro le sue spalle si snodano situazioni non chiare che porteranno all’arresto del fratello di Milo e di altri oscuri personaggi e soprattutto annienteranno la personalità di una dolce creatura cui Alberto nutriva profonda simpatia, Fedrica, la ragazza del suo migliore amico, Milo. Tutti questi avvenimenti negativi si snodano durante la permanenza a Milano di Alberto che realizza di essere un ragazzo dallo strano karma, che dal sud ha trascinato al nord un carico di energie negative. Karma utilizzato come metafora per indicare che il destino di ognuno di noi è segnato e non è nei luoghi nuovi dove si approda che bisogna cercare guarigiona, bensì all’interno di se.

Un romanzo, caratterizzato da uno stile semplice e incalzante, dove il tema dell’amicizia resta il perno narrante di tutta la fabula fino a sfociare in una sorta di rivelazione quasi inaspettata.

martedì 16 giugno 2009

“Ti amo 1 in più dell’infinito...” Autore Paolo Borrometi


“Ti amo 1 in più dell’infinito...”di Paolo Borrometi



“Ti amo 1 in più dell’infinito…” è un romanzo ambientato a cavallo fra la fine dello scorso secolo e l’inizio del nuovo.

La storia d’amore di due giovani ragazzi, Pietro Pluchinotta e Vittoria Di Blasi, nata all’improvviso durante una sera di fine estate, nella punta estrema della Sicilia orientale.

Sampieri, piccolo borgo di pescatori, cittadina della “fabbrica bruciata” (il “Pisciotto”): la lunghissima spiaggia dorata, le dune e il fantastico “mare azzurro”, sono i luoghi nei quali nascerà il loro amore.

Siamo al centro del barocco ibleo, dell’antichissima Contea di Modica, palcoscenico delle avventure del Commissario Montalbano; luoghi di secolari tradizioni e dal fascino immortale.

Né Pietro né Vittoria (…) potevano mai immaginare che quella sera di fine stagione avrebbe rappresentato l’inizio di una storia d’amore travagliata, intensa e, soprattutto, appassionante!

La storia, caratterizzata dai continui tentativi di Pietro di conquistare il cuore dell’amata Vittoria, racconta i “primi battiti” di due adolescenti che “abbracciano” il tormentato-incantevole mondo dell’amore. Cresceranno e affronteranno insieme le prime diverse tappe della loro vita, dalla scuola media alle superiori, dalle feste con gli amici fino agli esordi del mondo universitario.

Non mancheranno di riservare “simpatiche e buffe” sorprese, episodi inimmaginabili, corteggiamenti continui e intriganti frasi d’amore.
La più bella fra queste è il titolo del libro: “Ti amo 1 in più dell’infinito…”, che ci chiarirà il “massimo della quantità d’amore che si potesse provare…” ed è considerata come il lite motive della loro “love story”.

Questo bel rapporto d’amore avrà, però, una brusca interruzione dopo anni di vita insieme. Faranno seguito, come vedremo, continui tentativi del giovane Pietro di riconquistare l’amata per un sentimento che, in fondo, non morirà mai.

lunedì 15 giugno 2009

Codice rosso-discussioni su sanita' ,medicina e ricerca in Italia


Codice rosso-discussioni su sanita' ,medicina e ricerca in Italia di SAVIGNANO GIOVANNI


Codice Rosso (il segnale di oliassimo pericolo utilizzato dal pronto soccorso degli ospedali) è un percorso dentro la sanità italiana per rendere accessibili a tutti questioni che riguardano tutti: diritto alla salute e disfunzioni nella cura del malato, metodo di gestione della vita e della morte, ricerca scientifica e suo finanziamento, medici e infermieri, posti letto e lunghe attese. Insomma, malasanità e buona sanità oltre i luoghi comuni, con dialoghi piani ed efficaci per far capire e note con tutti i rimandi bibliografici e regolamentari per essere certi che è proprio così, che non è un abbaglio di chi scrive. Il tutto dalla parte dei malati, di tutti i malati ma soprattutto di quelli che nel pianeta politicizzato e sindacalizzato della sanità italiana si possono raccomandare soltanto alla coscienza professionale degli addetti ai lavori. Codice Rosso, alla fine, è anche l'impegno e la speranza che il servizio pubblico più essenziale possa migliorare.

sabato 31 gennaio 2009

Alla Musa - Ugo Foscolo


Alla Musa





Pur tu copia versavi alma di canto
Su le mie labbra un tempo, aonia Diva,
Quando de' miei fiorenti anni fuggiva
La stagion prima, e dietro erale intanto

Questa, che meco per la via del pianto
Scende di Lete ver la muta riva:
Non udito or t'invoco; ohimè! soltanto
Una favilla del tuo spirto è viva.

E tu fuggisti In compagnia dell'ore,
O Dea! tu pur mi lasci alle pensose
Membranze, e del futuro al timor cieco.

Però mi accorgb, e mel ridice Amore,
Che mal pónno sfogar rade, operose
Rime il dolor che deve albergar meco.

Di se stesso all'amata - Ugo Foscolo

Di se stesso all'amata





Così gl'interi giorni in lungo incerto
Sonno gemo! ma poi quando la bruna
Notte gli astri nel ciel chiama e la luna,
E il freddo aer di mute ombre è converto;

Dove selvoso è il piano e più deserto
Allor lento io vagando, ad una ad una
Palpo le Piaghe onde la rea fortuna
E amore, e il mondo hanno il mio core aperto.

Stanco mi appoggio or al troncon d'un pino,
Ed or prostrato ove strepitan l'onde,
Con le speranze mie parlo e deliro.

Ma per te le mortali ire e il destino
Spesso obbliando, a te, donna, io sospiro:
Luce degli occhi miei chi mi t'ascond

Sogno d'estate - Giosuè Carducci

Sogno d'estate





Tra le battaglie, Omero, nel carme tuo sempre sonanti
la calda ora mi vinse: chinommisi il capo tra 'l sonno
in riva di Scamandro, ma il cor mi fuggí su 'l Tirreno.
Sognai, placide cose de' miei novelli anni sognai.
Non piú libri: la stanza da 'l sole di luglio affocata,
rintronata da i carri rotolanti su 'l ciottolato
de la città, slargossi: sorgeanmi intorno i miei colli,
cari selvaggi colli che il giovane april rifioria.
Scendeva per la piaggia con mormorii freschi un zampillo
pur divenendo rio: su 'l rio passeggiava mia madre
florida ancor ne gli anni, traendosi un pargolo a mano
cui per le spalle bianche splendevano i riccioli d'oro.
Andava il fanciulletto con piccolo passo di gloria,
superbo de l'amore materno, percosso nel core
da quella festa immensa che l'alma natura intonava.
Però che le campane sonavano su dal castello
annunzïando Cristo tornante dimane a' suoi cieli;
e su le cime e al piano, per l'aure, pe' rami, per l'acque,
correa la melodia spirituale di primavera;
ed i pèschi ed i méli tutti eran fior bianchi e vermigli,
e fior gialli e turchini ridea tutta l'erba al di sotto,
ed il trifoglio rosso vestiva i declivii de' prati,
e molli d'auree ginestre si paravano i colli,
e un'aura dolce movendo quei fiori e gli odori
veniva giú da 'l mare; nel mar quattro candide vele
andavano andavano cullandosi lente nel sole,
che mare e terra e cielo sfolgorante circonfondeva.
La giovine madre guardava beata nel sole.
Io guardava la madre, guardava pensoso il fratello,
questi che or giace lungi su 'l poggio d'Arno fiorito,
quella che dorme presso ne l'erma solenne Certosa;
pensoso e dubitoso s'ancora ei spirassero l'aure
o ritornasser pii del dolor mio da una plaga
ove tra note forme rivivono gli anni felici.
Passâr le care imagini, disparvero lievi co 'l sonno.
Lauretta empieva intanto di gioia canora le stanze,
Bice china al telaio seguia cheta l'opra de l'ago.

All'aurora - Giosuè Carducci


All'aurora





Tu sali e baci, o dea, co 'l rosëo fiato le nubi,
baci de' marmorëi templi le fosche cime.

Ti sente e con gelido fremito destasi il bosco,
spiccasi il falco a volo su con rapace gioia;

mentre ne l'umida foglia pispigliano garruli i nidi,
e grigio urla il gabbiano su 'l vïolaceo mare.

Primi nel pian faticoso di te s'allegrano i fiumi
tremuli luccicando tra 'l mormorar de' pioppi:

corre da i paschi baldo vèr' l'alte fluenti il poledro
sauro, dritto il chiomante capo, nitrendo a' venti:

vigile da i tuguri risponde la forza de i cani
e di gagliardi mugghi tutta la valle suona.

Ma l'uom che tu svegli a oprar consumando la vita,
te giovinetta antica, te giovinetta eterna

ancor pensoso ammira, come già t'adoravan su 'l monte
ritti fra i bianchi armenti i nobili Aria padri.

Ancor sovra l'ali del fresco mattino rivola
l'inno che a te su l'aste disser poggiati i padri.

- Pastorella del cielo, tu, frante a la suora gelosa
le stalle, riadduci le rosse vacche in cielo.

Guidi le rosse vacche, guidi tu il candido armento
e le bionde cavalle care a i fratelli Asvini.

Come giovine donna che va da i lavacri a lo sposo
riflettendo ne gli occhi il desïato amore,

tu sorridendo lasci caderti i veli leggiadri
e le virginee forme scuopri serena a i cieli.

Affocata le guance, ansante dal candido petto,
corri al sovran de i mondi, al bel fiammante Suria,

e il giungi, e in arco distendi le rosee braccia al gagliardo
collo; ma tosto fuggi di quel tremendo i rai.

Allora gli Asvini gemelli, cavalieri del cielo,
rosea tremante accolgon te nel bel carro d'oro;

e volgi verso dove, misurato il cammino di gloria,
stanco ti cerchi il nume ne i mister de la sera.

Deh propizia trasvola - cosí t'invocavano i padri -
nel rosseggiante carro sopra le nostre case.

Arriva da le plaghe d'orïente con la fortuna,
con le fiorenti biade, con lo spumante latte;

ed in mezzo a' vitelli danzando con floride chiome
molta prole t'adori, pastorella del cielo. -

Cosí cantavano gli Aria. Ma piàcqueti meglio l'Imetto
fresco di vénti rivi, che al ciel di timi odora:

piàcquerti su l'Imetto i lesti cacciatori mortali
prementi le rugiade co 'l coturnato piede.

Inchinaronsi i cieli, un dolce chiarore vermiglio
ombrò la selva e il colle, quando scendesti, o dea.

Non tu scendesti, o dea: ma Cefalo attratto al tuo bacio
salía per l'aure lieve, bello come un bel dio.

Su gli amorosi venti salía, tra soavi fragranze,
tra le nozze de i fiori, tra gl'imenei de' rivi.

La chioma d'oro lenta irriga il collo, a l'omero bianco
con un cinto vermiglio sta la faretra d'oro.

Cadde l'arco su l'erbe; e Lèlapo immobil con erto
il fido arguto muso mira salire il sire.

Oh baci d'una dea fragranti tra la rugiada!
oh ambrosia de l'amore nel giovinetto mondo!

Ami tu anche, o dea? Ma il nostro genere è stanco;
mesto il tuo viso, o bella, su le cittadi appare.

Languon fiocchi i fanali; rincase, e né meno ti guarda,
una pallida torma che si credé gioire.

Sbatte l'operaio rabbioso le stridule impòste,
e maledice al giorno che rimena il servaggio.

Solo un amante forse che placida al sonno commise
la dolce donna, caldo de' baci suoi le vene,

alacre affronta e lieto l'aure tue gelide e il viso:
- Portami -, dice, - Aurora, su 'l tuo corsier di fiamma!

ne i campi de le stelle mi porta, ond'io vegga la terra
tutta risorridente nel roseo lume tuo,

e vegga la mia donna davanti al sole che leva
sparsa le nere trecce giú pe 'l rorido seno. -